Sinfonia in D-Dur
Composta presumibilmente entro il 1838.
Maestoso – Allegro.
Autografo: Milano, Museo teatrale alla Scala, Biblioteca Livia Simoni.
Prima edizione postuma: facsimile e trascrizione a cura di Roberta Montemorra Marvin, in Gli autografi del Museo Teatrale della Scala, Museo teatrale alla Scala e Istituto di studi verdiani, Milano-Parma, 2000.
Organico: due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, due trombe, tre tromboni, timpani, archi.
Non esiste alcuna certezza per la datazione di questa Sinfonia, che è certamente un’opera che risale agli anni Trenta. Tuttavia potrebbe anche essere stata composta come esercizio scolastico al tempo degli studi con Provesi, iniziati alla fine del 1825, quindi ricopiata e ritoccata in anni successivi. Più verosimilmente potrebbe essere stata composta per una delle molte “Accademie vocali e strumentali” che si svolgevano a Busseto fra il 1828 e il 1832, e potrebbe riferirsi a essa questa nota di Folchetto: “La prima sinfonia che compose Verdi, fu per la Pasqua del 1828. È in re ed egli la conserva ancora” (Pougin, Vita aneddotica di Verdi, p. 16). Oppure al tempo degli studi a Milano sotto la guida di Lavigna fra il 1832 e il 1835, quando collaborò con la Società Filarmonica diretta da Massini; infine, può essere stata scritta negli anni immediatamente successivi, e comunque entro il 1838, quando gli interessi di Verdi divennero prevalentemente operistici. Roberta Montemorra Marvin, curatrice dell’edizione in facsimile, ipotizza l’eventualità che sia stata eseguita nel salone di casa Barezzi a Busseto il 12 ottobre 1834, nel corso di un programma tutto verdiano che si apriva con una “Sinfonia a pien’Orchestra”; in quella occasione Barezzi suonò il flauto, ed è interessante constatare che nella Sinfonia in re maggioreal flauto viene assegnato un ruolo di rilievo.



