Lyrische scene (Io la vidi e a qual' aspetto)
Scena lirica per due tenori e orchestra, in mi bemolle maggiore (estensione: T I: re2 – lab3 [sib3]; T II: fa2 – fa3).
Autore del testo: Calisto Bassi, dal libretto del melodramma in 2 atti Il Solitario (I, 4), musica di Giuseppe Persiani, rappresentato a Milano, Teatro alla Scala, il 20 aprile 1829, con il tenore Giovanni Battista Rubini (Carlo di Borgogna) e il contralto Marietta Tamburini (Corrado, nipote dell’eremita Anselmo), con Vincenzo Lavigna maestro al cembalo.
Composta durante il periodo di studi con Vincenzo Lavigna, agosto1832 – luglio 1835.
Autografo: New York, Pierpont Morgan Library, Mary Flagler Cary Music Collection.
Prima esecuzione moderna: New York, Alice Tully Hall, 8 febbraio 1972, tenori Robert Johnson e Robert White, orchestra diretta da Newell Jenkins.
Prima edizione postuma: a cura di Pietro Spada, Suvini Zerboni, Milano 1977.
Organico: due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, due corni, due trombe, tre tromboni, archi.
Testo:
Solitario
Io la vidi, e a quell’aspetto
Dolce, ahi quanto! e tutto amore,
Un violento ignoto affetto
M’avvampò, s’apprese al core.
Da quel dì, più mio non sono,
Sol di lei penso e ragiono;
Un sospir, che suo non sia,
Non s’accoglie mai per me.
L’alma ell’è dell’alma mia,
Tutto in terra ell’è per me.
Corrado (con inquietudine)
Ti trasporti?
Solitario
Oh taci! taci!…
Tu non sai qual vita io vivo.
Le speranze son fallaci:
D’ogni bene il Ciel m’ha privo.
L’anatema di vendetta
Sul mio capo un Dio scagliò.
Corrado
Ma da Elodia, che ne speri?
Solitario
Nulla! – Eppur – vederla io bramo.
Le dirò…
Corrado
Che mai?
Solitario
Ch’io l’amo;
Che a lei vivo le dirò;
E ove ciò mi torni vano
Nel tuo sen conforto avrò.
Quand’ella andasse a stringere
Un detestato imene,
Tu sol potrai le lagrime
Dividere con me.
Lagnarmi teco, e gemere
Potrò di tante pene:
Il duol con te dividere,
Parlar di lei con te.
Finché non giunga a premermi
Morte col freddo pie’.
Corrado
Deh cessa! – Il pianto vincere
Possibile non è.
(s’abbracciano e si separano)
Il libretto dell’opera Il solitario deriva dal romanzo Le solitaire (1821) di Charles d’Arlincourt (1788-1856), una accorta contaminazione fra i romanzi gotici di Ann Radcliffe, il genere trobadorico e il romanzo storico alla Walter Scott, che ebbe straordinario successo di pubblico, anche in Italia (la prima traduzione a Milano, 1823), tanto da generare una serie di trasformazioni librettistiche, non solo quella di Calisto Bassi, ma ancora prima quella di Andrea Leone Tottola (Il Solitario ed Elodia, Napoli 1826, musica di Stefano Pavesi), poi di Gaetano Rossi (Carlo di Borgogna, Venezia 1835, musica di Giovanni Pacini). Ancora prima a quel soggetto si era interessato Bellini, che lo aveva preso in esame nell’agosto 1828 (poi aveva optato per La straniera, 1829, sempre da d’Arlincourt) e nuovamente all’inizio del 1829 per l’inaugurazione del Teatro Ducale di Parma (ma scelse Zaira, 1829, da Voltaire). La scena verdiana è probabilmente un esercizio scolastico, il cui testo potrebbe essere stato proposto da Lavigna, che era maestro al cembalo quando l’opera di Persiani venne rappresentata alla Scala, o scelto dallo stesso Verdi, che negli anni giovanili forse lesse qualcuno dei romanzi di d’Arlincourt (v. Romanzacci).



